lunedì 11 aprile 2022

SE LA VIA FRANCIGENA NON VA AL BESTA...

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Cosa ci fanno i tuoi compagni della 3M in posa  tra i campi e davanti ad una stazione ferroviaria e non a scuola? E poi... cosa ci fanno due docenti mimetizzati tra gli studenti? Va bene la gioventù, ma li abbiamo scoperti... ecco la professoressa Silvia Camellini ed il professor Roberto Montella mentre percorrono insieme ai ragazzi la Via Francigena! "Un tempo antica via di pellegrinaggio verso Roma e la Terrasanta all'insegna della ricerca interiore" , come recita il sito www.italia.it







La nostra redazione web ha ricevuto questo messaggio dai viaggiatori :

 

Siamo partiti stamattina da Robbio e dopo 23 km circa siamo arrivati a Vercelli.
Domani arriviamo a Santhià e Mercoledì a Viverone.

Le strade della via Francigena non hanno quindi più segreti per gli studenti del Besta! Tu conosci questo lungo percorso e le leggende che lo riguardano? Trovi tutti i dati al link soprindicato e guarda la carta qui sotto! Grazie Ragazzi, grazie Proff. per la vostra testimonianza... mah... a fine giornata... l'allenamento preparatorio ha funzionato o le ossa erano a pezzi???? 




ma ecco arrivare in redazione il bellissimo testo del professor Roberto Montella, leggiamo insieme tutto di un fiato!

→→→Questo ci basta→→→
Dall'11 al 13 aprile gli studenti della 3M dell'Istituto Besta di Milano sono andati in gita sulla Via Francigena. 
E la storia potrebbe finire qui perché già una frase del genere dovrebbe scatenarvi un turbinio di emozioni, dovrebbe bastarvi a dirvi che un futuro c'è se qualcuno ci crede. 
E chi è che ci ha creduto?
I ragazzi prima di tutto, che non avevano idea di cosa fosse un pellegrinaggio, non conoscevano la fatica di camminare zaino in spalla per 20 km al giorno e hanno accettato di vivere un'esperienza collettiva indimenticabile. 
I professori, a volte precari, come me, che hanno già vissuto l'esperienza e vogliono donarla alle scuole, vogliono prendersi la responsabilità di un viaggio atipico, non la solita spola fra musei, quartieri storici delle grandi città, visite e discoteca serale perché i ragazzi si sfoghino. 
Infine i dirigenti che gettano il cuore oltre la barricata e danno fiducia ai docenti.
Ci sono voluti mesi per trovare ospitalità sufficientemente grandi, per raccogliere le autorizzazioni, per preparare i ragazzi, per trovare le date giuste, per superare lo scoglio dell'emergenza pandemica, per superare gli ultimi imprevisti che si verificano, ovviamente, sempre a qualche giorno dalla partenza: una corsa contro il tempo e contro il destino.
Poi però si parte e succede che vedi questi ragazzi che sorridono e cantano in viaggio, che si fanno forza l'uno con l'altro, che non lasciano nessuno alle spalle, fra mille dolori alle gambe e ai piedi, che non hanno mai provato nulla di simile eppure durante le pause trovano ancora il tempo e le energie per ballare e divertirsi. Li vedi fare la spesa, prepararsi i panini per il giorno successivo, prendersi cura di chi è più stanco. Li vedi venire da te che diventi la loro mamma per farsi bucare le vesciche (sui loro piedi ne ho sistemate 25 in 48 ore), li vedi diventare più forti ogni giorno che passa, sempre più motivati, lamentarsi della stanchezza ma l'ultimo giorno non volere ancora tornare a casa. Li vedi che ad ogni passo mandano affanculo la persona che gli aveva detto che non ce l'avrebbe fatta.
E allora, come loro docente ho provato un orgoglio immenso e mi auguro che altri professori ripetano un esperimento che insegna tantissimo.
Ringraziamenti speciali all'Hospitale Sancti Eusebi di Vercelli, in particolare a Dino Olivetta che ci ha accompagnato per un tratto di percorso, all'Amministrazione Comunale di Santhià e in particolare all'organizzazione certosina di Mario Matto, ai ristoratori della Pizzeria Nuova Capri a Vercelli e di Risi e Risotti a Santhià.
Ultima, ma fondamentale, grazie alla Prof.ssa Silvia Camellini che si è offerta come accompagnatore last-minute dopo gli improvvisi forfait degli altri docenti.
Questa è una storia che non diventerà un tragicomico articolo del Corriere della Sera, non siamo "i discendenti di Sigerico", non siamo i "Forrest Gump della Francigena", in cammino non c'è spazio per i personalismi. 
Non siamo un carrozzone celebrativo, un circo di influencer che ammette senza vergogna di "trascorrere il 50% del tempo del cammino ad aggiornare il proprio blog". 
Non finiremo su Vanity Fair, sul Resto del Carlino, sulla Voce di Ripafratta, non parleranno di noi su una delle 800 riviste specializzate del cammino. 
Non venderemo borracce, né calzini, né vi daremo consigli su cosa mettere nello zaino.
Quello che faremo è condividere la nostra esperienza con serenità, continuando a divertirci, ripensando a queste tre belle e intense tappe, al bel gioco che ci ha unito come comitiva.
Questo ci basta.
Buon cammino.

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